Ciò che stupisce non è che il Cainano tenti di trasformare in decreto la legge Arsenio Lupin contro le intercettazioni, salvo poi innestare la retromarcia e parlare del solito equivoco. Lui ci prova sempre, per vedere l’effetto che fa. Poi, alla peggio, dice che è stato frainteso. Intanto incassa la patente di moderato, di uomo del dialogo. Ha sempre fatto così: volendo ottenere 10, chiede 100, l’opposizione e il Colle trattano su 50, lui accetta, l’opposizione e il Colle fingono di aver vinto anche loro, mentre in realtà ha vinto solo lui, portando a casa il quintuplo di quel che gli serviva. E fa pure bella figura. Sabato, quando annunciò l’abrogazione delle intercettazioni per tutti i reati tranne mafia e terrorismo, si sapeva benissimo che alla fine –bontà sua- avrebbe incluso anche rapine, omicidi, stupri, estorsioni, traffici di droga e di armi. Tutti reati che lui, di solito, non commette. Infatti ieri ha annunciato che le intercettazioni saranno vietate per i delitti puniti con pene inferiori a 10 anni. Ci sarà anche la concussione (un contentino alla Lega: tanto nessuno gliel’ha mai contestata),ma non la corruzione, l’appropriazione indebita, la frode fiscale, l’aggiotaggio, l’insider trading, cioè i reati di competenza sua e dei suoi amici. Tutto secondo copione.
Di stupefacente, in quest’ennesima puntata della saga “Lo chiamavano Impunità”, c’è solo lo stupore del grosso dell’ opposizione e del Quirinale, che ieri si domandavano allibiti: e dove sarebbero i requisiti di necessità e urgenza per un decreto? Ma non si era detto di dialogare per una soluzione bipartisan che tuteli la privacy di Anna Falchi e del piccolo Moggi, ma anche le esigenze dei giudici e della stampa, come tromboneggiano politici, istituzioni, commentatori e giuristi per caso? In effetti si era detto così. Il fatto è che lui del dialogo se ne frega, come della privacy di Anna Falchi e del piccolo Moggi, e soprattutto dei giudici e della stampa. Lui ha problemi più impellenti: i processi.Gliela spiega lui a questi fresconi la necessità e l’urgenza. Lui è imputato per corruzione a Napoli insieme a Saccà, l’udienza preliminare rinviata per le elezioni è partita venerdì scorso, quando gli avvocati dei due imputati, Niccolò Ghedini per il Cainano e Marcello Melandri per Saccà hanno ricevuto il cd-rom con dentro tutte le intercettazioni e le altre fonti di prova sul do ut des contestato dagli inquirenti: ragazze da sistemare a Raifiction (quelle che era proprio impossibile portare in Parlamento) in cambio di contropartite affaristiche.
Noi non sappiamo cosa contenga il dischetto, ma i due avvocati e i rispettivi clienti sì. Il Cainano sapeva benissimo quel che aveva fatto e detto. Ora sa anche quel che è stato registrato. E, a giudicare dalla fretta disperata con cui vuole vietare le intercettazioni,dev’essere roba piuttosto compromettente persino per un uomo senza reputazione. Se si arriva al rinvio a giudizio con la legge attuale, sapremo presto tutto anche noi. Con la nuova legge, di cui si occupa attivamente l’on. avv. Ghedini, un vero esperto, non solo non sapremo più nulla. Ma basterà una norma transitoria retroattiva che dichiari inutilizzabili le intercettazioni fatte secondo la vecchia legge in base alla nuova, per distruggere tutto prima che la gente scopra chi faceva un “uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti”: proprio colui che da Sofia lanciò quell’accusa a Biagi, Santoro e Luttazzi, in combutta con chi eseguì materialmente l’editto bulgaro.
E’ la solita corsa contro il tempo: fare la legge prima che parta il processo. Venerdì, l’On. Avv. in veste di difensore ha chiesto al gip di Napoli di dichiararsi incompetente e di mandare tutto a Roma, così si perde qualche altro mese. Ma la speranza che gli diano retta è scarsina. Ergo, rientrato a Roma, l’On. Avv. ha indossato i panni del legislatore e s’è messo all’opera per la nuova legge. E’ dalla “discesa in campo” del ‘94 che si replica la stessa scena. Decreto Biondi per non far arrestare il fratello Paolo. Legge sulle rogatorie per cestinare le prove sulle tangenti ai giudici. Legge sul falso in bilancio per depenalizzare il reato. Legge Cirami per spostare i processi da Milano. Lodo Maccanico-Schifani per rendere invulnerabile il premier. Legge ex Cirielli per dimezzare la prescrizione e salvare Previti dalla galera. Legge Pecorella per abrogare il processo d’appello Sme-Ariosto. Indulto extralarge per salvare Previti anche dai domiciliari. Ogni volta lo stesso copione. Tutti si domandano perché lo fa e lui, mentre gli altri dialogano, lo fa.
IN HIS first speech to Italy’s new parliament, Silvio Berlusconi declared that he and his colleagues were “breathing in deep this new air”. The prime minister was not talking of his big majority, but of the constructive engagement of the opposition leader, Walter Veltroni.
The legislature that emerged from the election in April has a tidier, British look. On the right is Mr Berlusconi’s People of Freedom alliance, linked to the Northern League and a smaller Sicilian party. On the left is Mr Veltroni’s Democratic Party (PD), yoked to a small anti-corruption party. In place of Britain’s Liberal Democrats stands the Catholic Union of Christian and Centre Democrats. Mr Veltroni even has a Westminster-style “shadow cabinet”.
Yet Mr Veltroni’s idea of opposition does not appear British at all. He has passed up a string of opportunities to embarrass the government, thereby helping to boost Mr Berlusconi’s popularity, which has risen since the election. One chance came when a journalist, Marco Travaglio, reminded television viewers that Mr Berlusconi’s choice for Senate speaker, Renato Schifani, was once a business partner of people later convicted of Mafia involvement. Far from demanding more details, the PD’s Senate leader, Anna Finocchiaro, called the remark “unacceptable”.
Then there is Alitalia. Mr Berlusconi promised to find an all-Italian consortium to save the airline. More than two months later—and €300m ($465m) poorer after a state loan to Alitalia—the country is still waiting. Yet this has scarcely been mentioned by the PD. The party has been just as restrained in attacking the government’s harsh measures to deal with immigration and security, which have raised eyebrows in Brussels (and in the Vatican). Nor has it fussed about Mr Berlusconi’s plan to ban most police phone-taps.
What is going on? Mr Veltroni says he is keen on “dialogue”. The advantages for Mr Berlusconi are clear: he can slough off his partisan image and re-emerge as a consensus man, perhaps a candidate for the presidency. But the benefits for the left are less evident. Even before the election, Mr Veltroni said he wanted to co-operate with Mr Berlusconi on electoral and constitutional reforms to make Italy easier to govern. A noble aim, except that it has been tried before, with disastrous consequences.
In the 1990s, at the insistence of Massimo D’Alema, leader of the biggest left-wing party, the centre-left government held off passing laws to break Mr Berlusconi’s virtual monopoly on private television. Mr D’Alema hoped to win Mr Berlusconi’s support for political reform. But Mr Berlusconi then torpedoed the project—and returned to power in 2001 with his media empire intact.
Yet appeasement has a strong appeal to Mr Veltroni, who is in a vulnerable position. One reason why the centre-left government of Romano Prodi began to flounder was that the PD’s leader sought to distance himself from it after being chosen last autumn. His election strategy largely failed: he rejected an alliance with parties to the left, insisting that the PD must run alone. And his choice of candidate for mayor of Rome proved woefully wrong. Francesco Rutelli, who had already run the city twice, managed to reduce the centre-left’s vote from 62% to 46%.
Dialogue, with its promised role in building a new Italy, precludes the tortured post-mortem that a defeated party might otherwise hold. Yet that may be what the left needs. Rooted in a discredited creed, Eurocommunism, and a discredited movement, Christian democracy, its main leaders—Mr Veltroni, Mr Rutelli and Mr D’Alema—have been rejected by voters, outwitted by Mr Berlusconi or both. The risk is that Italy may get not a shadow government, but a phantom opposition.
Il cavallo di battaglia della destra è la “libertà” ed in questi giorni stiamo assaporando il significato di questo termine e cioè: la libertà di instaurare un regime fascista in Italia. Il disegno di legge sul divieto delle intercettazioni telefoniche è la prima vera legge vergogna di Silvio Berlusconi, con la quale egli intende risolvere definitivamente i suoi problemi giudiziari molti dei quali nati proprio in seguito alle intercettazioni. Sono esclusi solo i casi di indagini per terrorismo, mafia, camorra e pedofilia. Chissà perchè non sono compresi i reati finanziari. La cosa che mi fa veramente arrabbiare è l’idiozia dei cittadini. Sono convinto che in altri paesi come la Francia a quest’ora avrebbero già bloccato la nazione, invece noi continuiamo a farci prendere in giro. Non sono un giudice nè un avvocato, ma ho lavorato come consulente per un importante tribunale e vi posso garantire che le intercettazioni telefoniche sono uno strumento fondamentale nelle indagini giudiziarie. Ho visto decine di uomini denunciati per molestie perchè importunavano telefonicamente l’ex fidanzata o moglie. So di tante persone processate per reati nelle pubbliche amministrazioni in cui l’intercettazione delle conversazioni hanno avuto un ruolo determinante ai fini dell’individuazione del colpevole. Spero con tutto il cuore che il Presidente della Repubblica e mio compaesano bloccherà questo provvedimento fascista, senza farsi ingannare dal Ministro servitore Alfano che giustifica la porcheria con il contenimento dei costi e la tutela della privacy. Delinquenti!
La plurkmania è durata un paio d’ore, almeno per me. Plurk è un nuovo servizio di microblogging che si propone come alternativa a Twitter. Peccato che la blogosfera italiana trasforma questi interessanti strumenti in comunicazione trash. Ho tentato invano di proporre discussioni su temi interessanti come il nucleare ma sono stato ignorato. Mi sembrano giochetti online privi di senso, pieni di spam e di fatti degli altri.
Il senatore Barack Obama si è aggiudicato la candidatura democratica per le Presidenziali USA del 2008 e se la vedrà con il repubblicano John McCain. Hillary Clinton sembrava lanciata ad una vittoria sicura, ma Obama ha avuto la meglio. In un primo momento Hillary è sembrata rassegnata alla sconfitta, ma ora perfidamente spera in qualche passo falso di Obama che ne possa compromettere l’immagine.
E poi dicono che noi napoletani non rispettiamo i semafori! Lewis Hamilton ha gettato al vento la probabile vittoria del GP di F1 del Canada per aver tamponato la Ferrari di Raikonnen nella corsia di box. In regime di safety car la vettura che si ferma ai box deve attendere che tutto il gruppo dei concorrenti sia passato. In quel momento la safety car era sul rettilineo principale e quindi è scattato il semaforo rosso. Raikonnen e Kubica si sono fermati proprio ai margini della linea di uscita box, mentre Hamilton è arrivato come un treno ed ha tamponato la Ferrari. Raikonenn e Hamilton erano i più accreditati al vittoria finale e quindi il loro ritiro ha spianato la strada a Kubica per il primo posto. La penalizzazione del pilota McLaren è doverosa.
Mi rendo conto che il nostro stile di vita conduce sempre più persone alla follia. A Rimini un netturbino uccide la nonna gettandola dal balcone dopo averla colpita con una scopa. In ufficio qualcuno da sfogo alla propria insoddisfazione professionale in modo un pò troppo violento. Nelle strade di Tokyo un ragazzo uccide a coltellate alcune persone e ne ferisce 17 perchè, parole sue, era stanco di vivere. Perchè non si è ammazzato lui? Sei studentesse 15enni hanno malmenato una compagna di scuola perchè fin troppo carina. Insomma se vi sentite insoddisfatti non fate stupidaggini e magari praticate un pò di musicoterapia che vi abbassa la pressione, ve lo dice uno che ne fa tanta per combattere il batticuore.
Siete di destra? Xenofobi? Non potete fare a meno di andare a tutti i raduni della Lega Nord? Allora siete malati, ma tranquilli hanno trovato la cura per il razzimo! Si, c’è un libro che è un percorso per aiutarvi a non diprezzare più un terrone napoletano o un extracomunitario. E poi possiamo stare tranquilli perchè perfino Berlusconi ha detto che la clandestinità non sarà reato.
Nel paese dove il capo del governo smentisce una legge firmata da lui definendola “medievale”, poi dice che parlavo “a titolo personale” quasi fosse un passante, dunque la legge rimane anche se non ha senso ed è medievale, si può dire di tutto. E anche scriverlo. “Il Giornale” della ditta, che pare l’inserto umoristico di “Geppo” e “Tiramolla”, quando si tratta di baggianate non si tira mai indietro. Ieri per esempio quello biondo con le mèches, in un editoriale di alta politologia, se la prendeva con le “canaglie razziste” le quali sostengono che Renato Brunetta è piccolo, e per estensione con chiunque insinui che il Cainano è basso (mentre, a suo dire, sarebbe addirittura “alto come Prodi”, non si sa se coi trampoli o coi tacchi a spillo).
Giusto. Rettifichiamo volentieri anche per conto terzi: Brunetta è un corazziere, il Cainano è un watusso coi boccoli alla Shirley Temple, e quello biondo con le mèches che scrive sul Giornale è un giornalista. Sempre sul supplemento di Tiramolla compare un’intera pagina a firma Geronimo, noto nei migliori penitenziari come Paolo Cirino Pomicino, dal titolo decisamente impegnativo: “La verità su Mani Pulite: Scalfaro si piegò ai pm”. Visto l’autore, c’era da attendersi piuttosto un titolo del tipo: “La verità su Mani Pulite: ecco come intascai 5,5 miliardi di lire dalla Montedison e ne girai una parte a Salvo Lima”. Oppure: “La verità su Mani Pulite: ecco come fui condannato per finanziamento illecito e patteggiai per corruzione sui fondi neri Eni”.
Invece no: il noto pregiudicato ce l’ha con Scalfaro, che all’epoca osava persino non rubare. Pomicino scrive falsamente che i fondi neri del Sisde “non gli furono mai contestati” perché da Presidente aveva “assecondato la Procura di Milano”. Balle: del Sisde s’occupava la Procura di Roma, che regolarmente indagò Scalfaro per abuso d’ufficio al termine del suo mandato e poi archiviò tutto perché non riscontrò alcun reato, come del resto aveva fatto per altri ex ministri dell’Interno (Cossiga e Mancino).
Ma cogliamo fior da fiore dalla “verità” pomicina: “Amato ha finalmente avuto il coraggio di definire ‘riprovevole’ l’uscita televisiva del pool Mani pulite contro la depenalizzazione del finanziamento illecito…”. Falso: non vi fu alcuna uscita televisiva del pool; solo un comunicato letto da Borrelli per smentire la bugia di Amato, cioè che il decreto Conso l’avesse chiesto il pool. “Amato inviò Francesca Contri da Borrelli per avere un suo placet sul provvedimento e lo ottenne”. Falso: a parte che la Contri si chiama Fernanda, sia lei sia Borrelli han sempre smentito. Con quel decreto, per Pomicino, “il pool non avrebbe potuto più arrestare per finanziamento illecito”. A parte il fatto che il pool non arrestava nessuno (era ed è compito del gip), nessuno fu mai arrestato per finanziamento illecito, perché la legge non lo consente: gli arresti erano per corruzione, concussione, falso in bilancio e così via.
“La mattina di domenica 7 marzo ‘93 ci fu in diretta tv la minaccia ’democratica’ del pool delle proprie dimissioni dinanzi all’eventuale promulgazione del decreto”. Altra superballa: l’anziano ras andreottiano in preda ai vuoti di memoria, confonde quel che accadde il 7 marzo ’93 (decreto Conso, governo Amato) con quel che successe il 14 luglio ‘94 (decreto Biondi, governo Berlusconi I). Sul decreto Conso parla solo Borrelli (naturalmente non “in diretta tv”: legge un comunicato ai giornalisti) per dire che il Parlamento e il governo sono “sovrani”, i pm obbediranno alla legge “quale che sia”, ma non si dica che il decreto l’han chiesto loro perché è falso. Nessun accenno a dimissioni. Sul decreto Biondi parla Di Pietro circondato dai colleghi Davigo, Colombo e Greco. Borrelli non c’è: l’iniziativa è dei sostituti che gli chiedono di esonerarli dalle indagini su Tangentopoli, visto che per quei reati il decreto vieta il carcere preventivo (ma non per gli altri, creando imputati di serie A e serie B) e agevola le fughe e gli inquinamenti di prove (dopodichè Fini e Bossi costringono Berlusconi a ritirare la porcata).
Ora la memoria può tradire, selettivamente, Pomicino. Ma non dovrebbe tradire un giornale degno di questo nome. Infatti Il Giornale ha preso per buone le balle pomicine sul decreto Conso del 1993, le ha intitolate ”tutta la verità” e le ha illustrate con una megafoto della conferenza stampa del Pool contro il decreto Biondi (1994) con questa didascalia: “Il documento: un’immagine della conferenza stampa in cui Di Pietro bocciò il decreto del governo Amato”. Ecco. Pomicino mente con pensieri, opere e omissioni. Il Giornale mente pure con le foto.
Qualche anno fa, Giovanni Sartori scrisse sul Corriere che «a mentire ci provano tutti. Ma dove la tv è autenticamente libera le bugie hanno le gambe corte, mentre da noi hanno gambe lunghissime». Due esempi freschi freschi. Dando l’ennesimo addio alla politica, Giuliano Amato se l’è presa con il pool di Milano che a suo dire, nel ‘93, bloccò con un «veto riprovevole» il decreto Conso che depenalizzava l’illecito finanziamento dei partiti, inducendo il presidente Scalfaro a non firmarlo. Scalfaro ha già risposto che non firmò perché era un «colpo di spugna intollerabile». Ma non vi fu alcun «pronunciamento della Procura di Milano». Amato raccontò che il decreto era «esattamente quel che ci han chiesto i giudici di Milano, Di Pietro e Colombo».
Purtroppo per lui, non era vero niente. Borrelli lo smentì con un comunicato: «Abbiamo appreso che la cosiddetta “soluzione politica” sarebbe giustificata sulla base delle nostre dichiarazioni. Come magistrati abbiamo il dovere inderogabile di applicare le leggi dello Stato quali che siano. Ma non consentiamo a nessuno di presentarle come da noi richieste, volute o approvate. Governo e Parlamento sono sovrani, ma ciascuno si assuma davanti al popolo italiano le responsabilità politiche delle proprie scelte, senza farsi scudo del nostro operato o delle nostre opinioni. Che sono esattamente opposte al senso dei provvedimenti adottati. Il prevedibile risultato sarà la totale paralisi delle indagini e la impossibilità di accertare fatti e responsabilità di chi li ha commessi». Amato raccontò una bugia, Borrelli la smentì. Nessun pronunciamento, nulla di riprovevole, a parte la bugia.
Secondo esempio: sabato scorso il presidente di Mediaset Confalonieri esultava giulivo perché «Rete4 va avanti tutta: ha la sua autorizzazione a trasmettere, e la Corte di giustizia europea aveva detto semplicemente al Consiglio di Stato che tutelasse e giudicasse se Europa7 avesse diritto a un risarcimento. Lo sapevano anche quelli che han fatto una batracomiomachia in Parlamento. Rete4 non è mai stata in dubbio, la stampa non ha informato bene. Di Pietro ha cavalcato una causa che sapeva non essere nei termini che lui diceva». Balle spaziali. Rete4 è sempre stata in dubbio, visto che due volte la Consulta, nel 1994 e nel 2002, ha stabilito che non può trasmettere sull’analogico terrestre e dev’essere ceduta o passare su satellite, e nel 1999 ha perso la concessione anche se nessun governo ha mai avuto il coraggio di spegnerla, consentendole anzi di proseguire in «fase transitoria» con abilitazioni provvisorie che il 31 gennaio la Corte europea ha giudicato fuorilegge per il diritto comunitario. Quindi nulle rispetto al diritto di Europa7 di avere non solo la concessione (regolarmente vinta nel ‘99), ma anche le frequenze per esercitarla. Lo si intuiva già sabato, dalla lettura del comunicato del Consiglio di Stato. Confalonieri ha preferito cantarsela e suonarsela, per rassicurare gli azionisti. Ma lunedì, alla riapertura della Borsa, il titolo Mediaset è crollato di 1,8 punti. Si può mentire ai giornali e ai tg, ma non al mercato. E infatti ieri la pubblicazione delle sentenze del Consiglio di Stato ha tagliato la testa al toro.
1) Il ricorso di Europa7 contro l’abilitazione transitoria di Rete4 è stato bocciato non perché Rete4 abbia ragione (anzi, è definita più volte «rete eccedente» rispetto a quelle con diritto a trasmettere), ma solo perché il ricorso di Europa7 arrivò fuori tempo massimo.
2) Le frequenze se le accaparrarono gli attuali detentori ai tempi del Far West legislativo, e poi autorizzate ex post con leggi illegittime.
3) Rete4 e l’Avvocatura dello Stato sua incredibile alleata per conto dei ministri Gasparri e Gentiloni, sosteneva che lo Stato non ha rilasciato alcuna concessione a Europa7: il Consiglio di Stato afferma che la concessione c’è e dev’essere accompagnata dalle relative frequenze («interesse legittimo») fin qui negate con una «illegittima determinazione dilatoria».
Spetta al governo, cioè a Berlusconi padrone di Rete4, assegnargliele, applicando la sentenza e quelle del Consiglio di Stato. Queste diffidano il governo dal rispondere che la concessione sarebbe scaduta nel 2005: altrimenti riconoscerebbe che fino al 2005 Europa7 aveva diritti sempre calpestati. A dicembre il Consiglio di Stato vedrà che avrà fatto il governo e quantificherà i danni subiti da Europa7 in questi 9 anni. Avvertendo fin da ora che potrebbero pure superare di mezzo miliardo i 3 richiesti da Di Stefano. E chi li dovrebbe pagare? Berlusconi? No: Pantalone.
Le Tv mafiose del Presidente Silvio Berlusconi non mostrano ne raccontano quello che realmente stà accadendo a Chiaiano. Riporto alcuni post e la diretta della manifestazione.
“Sono al presidio di Chiaiano da giorni ed è vergognoso vedere sui tg nazionali e sui quotidiani notizie false e tendenziose. Raccontano di presunti scontri e di clima tesissimo : in realtà qui ci sono clown, mamme e bambini che giocano e liberi cittadini che si stanno riunendo in nome di un diritto alla salute e con un animo pacifista, aperto al dialogo” (Lettera di Michela- Blog di Piero Ricca).
Non potevano trovare un nome migliore gli inquirenti napoletani per l’inchiesta su politica&monnezza. “Operazione Rompiballe” allude alle ecoballe, niente eco e molto balle. Ma anche, involontariamente, all’ennesima porcata del governo per mettere la magistratura al guinzaglio del potere politico con la scusa dell’emergenza rifiuti. Perchè è di questo che stiamo parlando, come spiega Rodotà su Repubblica e come sostengono 75 pm campani: il decreto del governo è incostituzionale, perché sospende “de jure” lo Stato di diritto in una regione dove già era sospeso “de facto”.
Le trombette berlusconiane sono già al lavoro per rivoltare la frittata e far passare per ribelli proprio i magistrati che difendono la Costituzione, non il governo che la calpesta. Spettacolare il Corriere che, sorpreso il giudice Nicola Quatrano, a spasso per Chiaiano, lo torchia per bene per sapere che ci facesse lì, vedi mai che alzasse barricate e lanciasse molotov. Come se un libero cittadino non potesse andare dove gli pare. In effetti, secondo il decreto, non si può più manifestare liberamente, in Campania: si rischia di passare per sabotatori delle discariche, dunque nemici pubblici.
Intanto il governo si fabbrica un bel superprocuratore regionale per i rifiuti, roba mai vista nemmeno sotto il fascismo, che accentra le competenze delle procure territoriali. Nessun giudice potrà più sequestrare discariche irregolari o pericolose, anche perchè i rifiuti tossici e nocivi vengono equiparati a quelli urbani ordinari, per decreto, in barba a tutte le leggi nazionali ed europee, e soprattutto alla salute di chi se li beve o se li respira. Insomma, vietato disturbare il manovratore: che oggi è il supercommissario di governo - l’ineffabile Bertolaso, l’uomo per tutte le stagioni, quello che due anni fa da commissario non combinò un bel nulla e ora, chissà perché, dovrebbe fare il miracolo - ma domani potrebbe essere il presidente del Consiglio. Perché, se passa il precedente di un “governo che si sceglie i magistrati che devono controllare le sue iniziative” (Rodotà), poi non ci si ferma più.
Lo Stato italiano ha sconfitto il terrorismo e combattuto la mafia con ottimi risultati - per due o tre anni, non di più - senza strappi alla Costituzione. Non si vede perché oggi non possa rimuovere la monnezza senza violentare la Carta costituzionale. Se le nuove discariche saranno a norma di legge, nessun giudice le bloccherà. Ma impedire preventivamente ai giudici di bloccarle è come ammettere di sapere in anticipo che saranno irregolari, dunque inquinanti, dunque pericolose per la salute pubblica. Dunque l’intervento della magistratura rimane l’unico scudo per i cittadini.
Resta da capire perché mai, dal Pd, non si sia levata una sola voce critica contro il colpo di mano berlusconiano. Anzi, dopo la parentesi dell’ostruzionismo su Rete4, si è tornati precipitosamente a un “dialogo” che conviene solo al governo. Eppure non occorre un genio per intuire che la guerra all’indipendenza e autonomia delle toghe con la monnezza non c’entra niente. C’entra con altre monnezze: per esempio, con l’ansia di vendetta del Cainano contro i pm di Napoli per l’inchiesta sull’acquisto di Saccà e di alcuni senatori. “Questi pm sono ingovernabili”, ha denunciato, sgomento per l’esistenza di qualche toga che ancora prende sul serio la Costituzione (“la magistratura è autonoma e indipendente da ogni altro potere”): un pericoloso precedente che va subito sanzionato.
Intanto si cerca un pretesto per varare l’agognata legge contro le intercettazioni, che proprio sulla monnezza han dimostrato la loro efficacia, dunque vanno abrogate. Il ministro ad personam Alfano annuncia che la nuova porcata è pronta. Meno pronta è la reazione dell’Anm, che seguita a “dialogare” col governo che si accinge a disarmarla. E ancor meno pronta è quella del Pd, che ha addirittura avviato consultazioni del ministro-ombra della Giustizia, tal Tenaglia, con l’Alfano medesimo, non si sa bene a che pro. Intanto Ermete Realacci si associa agli alti lai berlusconiani pro Bertolaso e contro il blitz dei giudici: “Intervento spettacolare e fuori contesto” che rischia di “ostacolare la soluzione del problema rifiuti”. La prossima volta, prima di arrestare qualcuno, i giudici chiederanno il permesso a lui (“Ci scusi, Realacci, avremmo intenzione di arrestare Tizio e Caio. Le pare il contesto giusto o gradisce un rinvio? Ha qualche data libera, in agenda?”). Dio salvi i rompiballe (L’Unità - Marco Travaglio).
Dinanzi alla catastrofe dei rifiuti non smaltiti di Napoli e della Campania, Berlusconi rivendica il diritto e il dovere di declinare la “governabilità” come decisione assoluta e non partecipata. Il presidente del Consiglio non ha alcuna intenzione - come pure era parso a molti - di mitigare l’”eccedenza autoritaria” del suo piano e del decreto legge che lo sostiene. Al contrario, evocando una “destrutturazione dello Stato” e la minaccia di “un’anarchia”, lo irrobustisce, lo “incarognisce” e annuncia il ruolo decisivo - nell’operazione - dell’Esercito (Repubblica - Giuseppe D’Avanzo).
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