Ciò che stupisce non è che il Cainano tenti di trasformare in decreto la legge Arsenio Lupin contro le intercettazioni, salvo poi innestare la retromarcia e parlare del solito equivoco. Lui ci prova sempre, per vedere l’effetto che fa. Poi, alla peggio, dice che è stato frainteso. Intanto incassa la patente di moderato, di uomo del dialogo. Ha sempre fatto così: volendo ottenere 10, chiede 100, l’opposizione e il Colle trattano su 50, lui accetta, l’opposizione e il Colle fingono di aver vinto anche loro, mentre in realtà ha vinto solo lui, portando a casa il quintuplo di quel che gli serviva. E fa pure bella figura. Sabato, quando annunciò l’abrogazione delle intercettazioni per tutti i reati tranne mafia e terrorismo, si sapeva benissimo che alla fine –bontà sua- avrebbe incluso anche rapine, omicidi, stupri, estorsioni, traffici di droga e di armi. Tutti reati che lui, di solito, non commette. Infatti ieri ha annunciato che le intercettazioni saranno vietate per i delitti puniti con pene inferiori a 10 anni. Ci sarà anche la concussione (un contentino alla Lega: tanto nessuno gliel’ha mai contestata),ma non la corruzione, l’appropriazione indebita, la frode fiscale, l’aggiotaggio, l’insider trading, cioè i reati di competenza sua e dei suoi amici. Tutto secondo copione.
Di stupefacente, in quest’ennesima puntata della saga “Lo chiamavano Impunità”, c’è solo lo stupore del grosso dell’ opposizione e del Quirinale, che ieri si domandavano allibiti: e dove sarebbero i requisiti di necessità e urgenza per un decreto? Ma non si era detto di dialogare per una soluzione bipartisan che tuteli la privacy di Anna Falchi e del piccolo Moggi, ma anche le esigenze dei giudici e della stampa, come tromboneggiano politici, istituzioni, commentatori e giuristi per caso? In effetti si era detto così. Il fatto è che lui del dialogo se ne frega, come della privacy di Anna Falchi e del piccolo Moggi, e soprattutto dei giudici e della stampa. Lui ha problemi più impellenti: i processi.Gliela spiega lui a questi fresconi la necessità e l’urgenza. Lui è imputato per corruzione a Napoli insieme a Saccà, l’udienza preliminare rinviata per le elezioni è partita venerdì scorso, quando gli avvocati dei due imputati, Niccolò Ghedini per il Cainano e Marcello Melandri per Saccà hanno ricevuto il cd-rom con dentro tutte le intercettazioni e le altre fonti di prova sul do ut des contestato dagli inquirenti: ragazze da sistemare a Raifiction (quelle che era proprio impossibile portare in Parlamento) in cambio di contropartite affaristiche.
Noi non sappiamo cosa contenga il dischetto, ma i due avvocati e i rispettivi clienti sì. Il Cainano sapeva benissimo quel che aveva fatto e detto. Ora sa anche quel che è stato registrato. E, a giudicare dalla fretta disperata con cui vuole vietare le intercettazioni,dev’essere roba piuttosto compromettente persino per un uomo senza reputazione. Se si arriva al rinvio a giudizio con la legge attuale, sapremo presto tutto anche noi. Con la nuova legge, di cui si occupa attivamente l’on. avv. Ghedini, un vero esperto, non solo non sapremo più nulla. Ma basterà una norma transitoria retroattiva che dichiari inutilizzabili le intercettazioni fatte secondo la vecchia legge in base alla nuova, per distruggere tutto prima che la gente scopra chi faceva un “uso criminoso della televisione pagata con i soldi di tutti”: proprio colui che da Sofia lanciò quell’accusa a Biagi, Santoro e Luttazzi, in combutta con chi eseguì materialmente l’editto bulgaro.
E’ la solita corsa contro il tempo: fare la legge prima che parta il processo. Venerdì, l’On. Avv. in veste di difensore ha chiesto al gip di Napoli di dichiararsi incompetente e di mandare tutto a Roma, così si perde qualche altro mese. Ma la speranza che gli diano retta è scarsina. Ergo, rientrato a Roma, l’On. Avv. ha indossato i panni del legislatore e s’è messo all’opera per la nuova legge. E’ dalla “discesa in campo” del ‘94 che si replica la stessa scena. Decreto Biondi per non far arrestare il fratello Paolo. Legge sulle rogatorie per cestinare le prove sulle tangenti ai giudici. Legge sul falso in bilancio per depenalizzare il reato. Legge Cirami per spostare i processi da Milano. Lodo Maccanico-Schifani per rendere invulnerabile il premier. Legge ex Cirielli per dimezzare la prescrizione e salvare Previti dalla galera. Legge Pecorella per abrogare il processo d’appello Sme-Ariosto. Indulto extralarge per salvare Previti anche dai domiciliari. Ogni volta lo stesso copione. Tutti si domandano perché lo fa e lui, mentre gli altri dialogano, lo fa.
IN HIS first speech to Italy’s new parliament, Silvio Berlusconi declared that he and his colleagues were “breathing in deep this new air”. The prime minister was not talking of his big majority, but of the constructive engagement of the opposition leader, Walter Veltroni.
The legislature that emerged from the election in April has a tidier, British look. On the right is Mr Berlusconi’s People of Freedom alliance, linked to the Northern League and a smaller Sicilian party. On the left is Mr Veltroni’s Democratic Party (PD), yoked to a small anti-corruption party. In place of Britain’s Liberal Democrats stands the Catholic Union of Christian and Centre Democrats. Mr Veltroni even has a Westminster-style “shadow cabinet”.
Yet Mr Veltroni’s idea of opposition does not appear British at all. He has passed up a string of opportunities to embarrass the government, thereby helping to boost Mr Berlusconi’s popularity, which has risen since the election. One chance came when a journalist, Marco Travaglio, reminded television viewers that Mr Berlusconi’s choice for Senate speaker, Renato Schifani, was once a business partner of people later convicted of Mafia involvement. Far from demanding more details, the PD’s Senate leader, Anna Finocchiaro, called the remark “unacceptable”.
Then there is Alitalia. Mr Berlusconi promised to find an all-Italian consortium to save the airline. More than two months later—and €300m ($465m) poorer after a state loan to Alitalia—the country is still waiting. Yet this has scarcely been mentioned by the PD. The party has been just as restrained in attacking the government’s harsh measures to deal with immigration and security, which have raised eyebrows in Brussels (and in the Vatican). Nor has it fussed about Mr Berlusconi’s plan to ban most police phone-taps.
What is going on? Mr Veltroni says he is keen on “dialogue”. The advantages for Mr Berlusconi are clear: he can slough off his partisan image and re-emerge as a consensus man, perhaps a candidate for the presidency. But the benefits for the left are less evident. Even before the election, Mr Veltroni said he wanted to co-operate with Mr Berlusconi on electoral and constitutional reforms to make Italy easier to govern. A noble aim, except that it has been tried before, with disastrous consequences.
In the 1990s, at the insistence of Massimo D’Alema, leader of the biggest left-wing party, the centre-left government held off passing laws to break Mr Berlusconi’s virtual monopoly on private television. Mr D’Alema hoped to win Mr Berlusconi’s support for political reform. But Mr Berlusconi then torpedoed the project—and returned to power in 2001 with his media empire intact.
Yet appeasement has a strong appeal to Mr Veltroni, who is in a vulnerable position. One reason why the centre-left government of Romano Prodi began to flounder was that the PD’s leader sought to distance himself from it after being chosen last autumn. His election strategy largely failed: he rejected an alliance with parties to the left, insisting that the PD must run alone. And his choice of candidate for mayor of Rome proved woefully wrong. Francesco Rutelli, who had already run the city twice, managed to reduce the centre-left’s vote from 62% to 46%.
Dialogue, with its promised role in building a new Italy, precludes the tortured post-mortem that a defeated party might otherwise hold. Yet that may be what the left needs. Rooted in a discredited creed, Eurocommunism, and a discredited movement, Christian democracy, its main leaders—Mr Veltroni, Mr Rutelli and Mr D’Alema—have been rejected by voters, outwitted by Mr Berlusconi or both. The risk is that Italy may get not a shadow government, but a phantom opposition.
Nel paese dove il capo del governo smentisce una legge firmata da lui definendola “medievale”, poi dice che parlavo “a titolo personale” quasi fosse un passante, dunque la legge rimane anche se non ha senso ed è medievale, si può dire di tutto. E anche scriverlo. “Il Giornale” della ditta, che pare l’inserto umoristico di “Geppo” e “Tiramolla”, quando si tratta di baggianate non si tira mai indietro. Ieri per esempio quello biondo con le mèches, in un editoriale di alta politologia, se la prendeva con le “canaglie razziste” le quali sostengono che Renato Brunetta è piccolo, e per estensione con chiunque insinui che il Cainano è basso (mentre, a suo dire, sarebbe addirittura “alto come Prodi”, non si sa se coi trampoli o coi tacchi a spillo).
Giusto. Rettifichiamo volentieri anche per conto terzi: Brunetta è un corazziere, il Cainano è un watusso coi boccoli alla Shirley Temple, e quello biondo con le mèches che scrive sul Giornale è un giornalista. Sempre sul supplemento di Tiramolla compare un’intera pagina a firma Geronimo, noto nei migliori penitenziari come Paolo Cirino Pomicino, dal titolo decisamente impegnativo: “La verità su Mani Pulite: Scalfaro si piegò ai pm”. Visto l’autore, c’era da attendersi piuttosto un titolo del tipo: “La verità su Mani Pulite: ecco come intascai 5,5 miliardi di lire dalla Montedison e ne girai una parte a Salvo Lima”. Oppure: “La verità su Mani Pulite: ecco come fui condannato per finanziamento illecito e patteggiai per corruzione sui fondi neri Eni”.
Invece no: il noto pregiudicato ce l’ha con Scalfaro, che all’epoca osava persino non rubare. Pomicino scrive falsamente che i fondi neri del Sisde “non gli furono mai contestati” perché da Presidente aveva “assecondato la Procura di Milano”. Balle: del Sisde s’occupava la Procura di Roma, che regolarmente indagò Scalfaro per abuso d’ufficio al termine del suo mandato e poi archiviò tutto perché non riscontrò alcun reato, come del resto aveva fatto per altri ex ministri dell’Interno (Cossiga e Mancino).
Ma cogliamo fior da fiore dalla “verità” pomicina: “Amato ha finalmente avuto il coraggio di definire ‘riprovevole’ l’uscita televisiva del pool Mani pulite contro la depenalizzazione del finanziamento illecito…”. Falso: non vi fu alcuna uscita televisiva del pool; solo un comunicato letto da Borrelli per smentire la bugia di Amato, cioè che il decreto Conso l’avesse chiesto il pool. “Amato inviò Francesca Contri da Borrelli per avere un suo placet sul provvedimento e lo ottenne”. Falso: a parte che la Contri si chiama Fernanda, sia lei sia Borrelli han sempre smentito. Con quel decreto, per Pomicino, “il pool non avrebbe potuto più arrestare per finanziamento illecito”. A parte il fatto che il pool non arrestava nessuno (era ed è compito del gip), nessuno fu mai arrestato per finanziamento illecito, perché la legge non lo consente: gli arresti erano per corruzione, concussione, falso in bilancio e così via.
“La mattina di domenica 7 marzo ‘93 ci fu in diretta tv la minaccia ’democratica’ del pool delle proprie dimissioni dinanzi all’eventuale promulgazione del decreto”. Altra superballa: l’anziano ras andreottiano in preda ai vuoti di memoria, confonde quel che accadde il 7 marzo ’93 (decreto Conso, governo Amato) con quel che successe il 14 luglio ‘94 (decreto Biondi, governo Berlusconi I). Sul decreto Conso parla solo Borrelli (naturalmente non “in diretta tv”: legge un comunicato ai giornalisti) per dire che il Parlamento e il governo sono “sovrani”, i pm obbediranno alla legge “quale che sia”, ma non si dica che il decreto l’han chiesto loro perché è falso. Nessun accenno a dimissioni. Sul decreto Biondi parla Di Pietro circondato dai colleghi Davigo, Colombo e Greco. Borrelli non c’è: l’iniziativa è dei sostituti che gli chiedono di esonerarli dalle indagini su Tangentopoli, visto che per quei reati il decreto vieta il carcere preventivo (ma non per gli altri, creando imputati di serie A e serie B) e agevola le fughe e gli inquinamenti di prove (dopodichè Fini e Bossi costringono Berlusconi a ritirare la porcata).
Ora la memoria può tradire, selettivamente, Pomicino. Ma non dovrebbe tradire un giornale degno di questo nome. Infatti Il Giornale ha preso per buone le balle pomicine sul decreto Conso del 1993, le ha intitolate ”tutta la verità” e le ha illustrate con una megafoto della conferenza stampa del Pool contro il decreto Biondi (1994) con questa didascalia: “Il documento: un’immagine della conferenza stampa in cui Di Pietro bocciò il decreto del governo Amato”. Ecco. Pomicino mente con pensieri, opere e omissioni. Il Giornale mente pure con le foto.
Inauguro questa nuova categoria che non vuole essere chissà quale invenzione perchè si tratta solo di una raccolta semi-commentata di link d’interesse strettamente soggettivo.
Alla Nasa stanno testando uno stupendo dispositivo per trasformare la pipì in acqua. Per il momento sarà usato per alcune missioni spaziali, ma non escludo che in futuro ci tornerà utile. Oggi si fanno le guerre per il petrolio e un domani non molto lontano anche per l’acqua.
Finalmente Antonio Di Pietro si è deciso a querelare Silvio “Pinocchio” Berlusconi perchè durante la campagna elettorale aveva detto che Di Pietro aveva conseguito la laurea grazie ai servizi segreti. Ma dico io, Berlusconi con tutti i reati ed i processi a suo carico perchè non chiude quella bocca dalla quale ormai esce solo letame??
Alla Apple ci sono due notizie molto interessanti. La prima è che forse a settembre ci saranno i nuovi MacBook e non si esclude l’integrazione di una scheda per il WiFi e Wimax. Già l’idea mi fa venire l’acqua in bocca.
Ho appreso con immenso piacere l’inizio della trasmissione via Web sul blog di Beppe Grillo del programma settimanale Passaparola con Marco Travaglio. E’ stata pubblicata la trascrizione della diretta e spero che qualcuno linkerà l’eventuale registrazione audio. L’informazione via Internet è giunta a livelli mostruosi e se l’Italia si salverà dalla politica truffaldina sarà solo grazie alla rete che pian pianino stà svegliando le coscienze. Escludo i Berlusconiani e quelli che votano il centro-destra sempre e comunque perchè quelli sono irrecuperabili. E’ meglio che ci facciamo una risata.
Grazie a Google Earth possiamo osservare i cambiamenti climatici per effetto del riscaldamento globale. A me queste cose fanno arrabbiare. Le previsioni sull’aumento della temperature si basano tutte sul modello dell’IPCC. Ho studiato statistica e vi assicuro che tali proiezioni hanno un margine di errore elevatissimo e non sono certo io a scoprirlo.
Un favoloso programma per il fotoritocco online. Non c’è niente da installare sul Pc.
Al momento in cui vi scrivo, i tanti cervelloni al potere stanno cercando di sanzionare il comportamento di Marco Travaglio sulle dichiarazioni in merito al Presidente del Senato. L’Italia è l’unico paese “democratico” dove un giornalista è querelato per aver detto la verità. Come riportato su Era Volgare, è partita un’istruttoria contro la Rai e precisamente sulle ultime puntate di Anno Zero e Che Tempo Che Fa. Ma tu guarda proprio le trasmissioni televisive in cui a partecipato uno dei pochi giornalisti ancora liberi di fare vera informazione. La vigilanza sulle Tv di Berlusconi, ehm di Stato, è perennemente assente, tranne quando viene messo in discussione l’operato del Governo e dei suoi membri.
Vorrei segnalare a Silvio Berlusconi e Co. la necessità di procedere ad ulteriori denunce perchè in tutto il mondo hanno pubblicato il curriculum di Renato Schifani riportando quanto ha già fatto notare Travaglio. A titolo di esempio faccio un copia incolla dell’articolo pubblicato sul quotidiano spagnolo El Pais:
“Su nombre, en cambio, ha sido relacionado por la prensa italiana con la criminalidad organizada siciliana, ya que en los años ochenta fue socio de una compañía en la que también figuraban Nino Mandalà, jefe del clan mafioso de Villabate, y de Benny d’Agostino, empresario ligado al histórico dirigente de la Cosa Nostra, Michele Greco”.
Cosa aspettano a denunciare il direttore di El Pais??
Come previsto Berlusconi e Veltroni dialogano per il bene del paese, ma tutti sappiamo che si tratta di un accordo già in essere prima delle elezioni. L’opposizione non esiste se non quella condotta da Antonio Di Pietro.
Il Cavaliere ha detto che “Siamo una democrazia matura”. Si, si come no.
Mi ero promesso di non riempire il mio blog con tanti post di politica, ma non posso sottrarmi dal commentare certi avvenimenti. La dittatura è una forma autoritaria di governo, dove il potere è nelle mani di un solo organo o di una sola persona. La democrazia è il governo del popolo, dove il potere è esercitato dai rappresentanti eletti direttamente dal corpo elettorale e l’informazione è libera. Oggi ho parlato con mio padre dell’attuale situazione politica dell’Italia. “Perchè se un giornalista dice la verità lo accusano di diffamazione? Qui è tutto documentato!”, così ha esclamato mio padre alla notizia che il giornalista Marco Travaglio è stato duramente colpito da violente polemiche (e prossimamente da provvedimenti di varia natura) per aver detto semplicemente la verità nel corso della trasmissione di Fabio Fazio, Che tempo che fa. Cosa? Che l’attuale Presidente del Senato Renato Schifani ha avuto rapporti con mafiosi (ne avevo parlato anch’io). Questa non è un’opinione ma un fatto. La destra non è in grado di porre delle argomentazioni a sua difesa perchè non può negare fatti reali. Da quando Berlusconi è al potere le tecniche sono sempre le stesse, ovvero l’approvazione di leggi ad personam e il nascodere la carne scomoda sulla brace con tanto, ma tanto fumo. Si è urlato allo scandalo e alla diffamazione, ma nessuno ha avuto il coraggio di dire “Marco Travaglio dice il falso!”. Eh no, non è possibile perchè è tutto assolutamente vero e documentato. La macchina del Governo si è messa subito in moto e la puttana del Presidente della Rai ha subito annunciato provvedimenti ed ha costretto Fabio Fazio a leggere in diretta televisiva un comunicato per condannare l’accaduto. Ma condannare che cosa? Condannare che è vero che abbiamo un Presidente del Senato in odore di mafia? Condannare che il Presidente del Consiglio è plurindagato per una serie infinita di reati? Condannare che abbiamo come Presidente della Camera il post-fascista Gianfranco Fini? In una vera democrazia ci sarebbe una rivoluzione, ma qui funziona tutto al contrario. Perchè? Beh avevo un dubbio, ma oggi è diventato certezza. Il cancro di questo paese non è Berlusconi, la RAI, nè tanto meno la corruzione, ma l’ignoranza. Nel 2006 Berlusconi definì coglioni gli Italiani che votano a sinistra. Oggi il problema non è neanche la sinistra perchè non esiste più. La questione è che ci sono 13.000.000 di coglioni divisi tra culturalmente incapaci di avere un quadro chiaro della storia contemporanea nostrana ed emeriti visionari le cui conclusioni sono che i mafiosi ed i post-fascisti sono il meno peggio. “Ma c’è il governo dell’alternanza e male che vada una buona fetta di quei 13.000.000 di pazzi voteranno altri candidati”, così ha concluso mio padre che come il sottoscritto è antifascista e contro la mafia, quindi non ha mai votato a destra. Io ritengo che corriamo il rischio di naufragare nel malcontento. L’aver raccolto milioni di firme in un solo giorno per promuovere dei referendum per la libertà vera e non quella del PdL, nasconde un pericoloso suono di sottofondo che potrebbe esplodere in urla violente e manifestazioni di dissenso che vanno ben al di là della semplice raccolta di firme. E mentre tante persone trascorrono il proprio tempo tra circoletti della libertà, i reality tv e CSI, io mi preoccupo e spero di riuscire a crescere i miei futuri figli in un luogo migliore: lontano dall’Italia.
Ho avuto il privilegio di conoscere personalmente Marco Travaglio durante la presentazione del libro Mani sporche alla libreria Feltrinelli in Piazza Piemonte a Milano. Gianni Barbacetto, Peter Gomez e Marco Travaglio sono il simbolo della libertà d’informazione che lotta contro un sistema che concentra nelle mani di Silvio Berlusconi la quasi totalità dei mezzi di comunicazione. Sono state scritte tonnellate di recensioni positive e quindi non intendo dilungarmi o essere ripetitivo. Questo libro andrebbe studiato nelle scuole e distribuito tra le gente comune per far conoscere la pura e semplice verità dei fatti. Armato di pazienza e buona volontà, ho letto in un mese le 900 pagine di trascrizioni di sentenze, intercettazioni telefoniche, testimonianze ed accurate spiegazioni su cosa è accaduto dal 2001 al 2007. Da Prodi alle speculazioni e truffe finanziarie con la complicità dell’intera classe politica. Dalle leggi vergogna di Berlusconi all’incivile indulto di Clemente Mastella. E per concludere, l’intera storia di come Silvio Berlusconi ha evitato anni di carcere per reati che vanno dal concorso esterno in associazione mafiosa, al falso in bilancio, dal ricilaggio di denaro sporco all’appropriazione indebita. Decine di faldoni e centinaia di migliaia di documenti andati in fumo grazie alle prescrizioni, archiviazioni per decorrenza dei termini e all’impossibilità di dar luogo ai processi grazie alle leggi approvate dal governo di centro-destra.
Un libro per capire in che razza di paese di merda viviamo.
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