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Potrei già fermarmi al titolo. Il primo maggio è iniziato. Per molti è una bella occasione per andare in gita o semplicemente l’opportunità di trascorrere qualche ora in più nel relax. Per quanto mi riguarda le feste comandate sono una noia mortale, quasi un problema perchè non ho nessuno con cui trascorrerle. Ma è stupido piangersi addosso su queste cose. Forse è anche per colpa mia se a 35 anni ho di questi vuoti. Ho l’opportunità di analizzare cosa sto provando da diversi mesi. Il senso di inutilità mista alla certezza di sentirsi nel posto sbagliato al momento sbagliato. Esistono innumerevoli sotterfugi, stratagemmi, tonnellate di riflessioni autoironiche, senso critico e la consapevolezza di avere certi privilegi. Ma nel tempo quei cuscinetti non sono più sufficienti a smorzare i colpi che ricevi quotidianamente. Ecco che la mente inizia a vagare, ti senti esausto, vorresti parlarne ma non trovi le parole giuste e temi di essere banale. Devi mostrarti sereno e tranquillo verso i tuoi cari, perchè tanto è inutile raccontargli tutto. Sarebbero solo preoccupazioni in più ed alla fine ti ritroveresti anche col problema di dover sopportare le inquietudini che i tuoi racconti hanno generato. Questo ponte è un momento di pausa, una sosta lungo il cammino di una persona che, in parte per le altrui irresponsabilità, egoismo e ossessione per la competizione, ha smarrito del tutto la via in un campo fondamentale della propria esistenza.

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3 Risposte a “Un ponte sull’inutilità”

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  1. Giuseppe Vitale scrive:

    C’era un certo signor Sartre che predicava “l’engagement” (l’impegno) contro la nausea dell’esistenza. Anche io spesso delle feste comandate sento l’inutilità, il vuoto. Mi rifugio allora nei miei interessi, do uno sguardo al mondo per quanto brutto e pieno di ingiustizie. E trovo sempre una leva per alzarmi dal letto, dove quando sono sconfortato indugio. Da un po’ di tempo a questa parte, poi, cerco un po’ di più anche quelle relazioni sociali che Norberto Bobbio in un’intervista televisiva anni or sono si era pentito di non aver curato abbastanza. Non voglio dare ricette ma interessi e relazioni, secondo me, sono il giusto mix per gustarsi momenti altrimenti inutili.
    Vedi caro amico io vorrei stare oggi a piazza san Giovanni, sul palco, a fare quello che è stato chiesto di fare ad Ascanio Celestini, mio compagno di corso nel 1993 quando non era nessuno. A lui è riuscito di sfondare e a me no. Abbiamo gli stessi interessi. Dovrei essere molto sconfortato anche perché brucio di invidia. Ma quella stessa invidia fa si che io continui a studiare, scrivere, formarmi, provare e giocare (nel senso di recitare) dove e ogni volta che posso. Viva l’engagement!

  2. Luce nella Rete scrive:

    Caro amico,
    grazie per il tuo bel commento. Gli interessi non mi mancano, anzi mi capita di non aver mai abbastanza tempo per coltivarli. Quando ci sono enne cose che non vanno per il verso giusto, arriva il momento in cui inizi ad esserne stufo. Sulle relazioni non ho problemi, però inizio a convincermi che il contesto in cui vivo è troppo diverso dal mio modo di essere.

  3. Giuseppe Vitale scrive:

    Ti capisco, il tuo prossimo non è più il tuo prossimo. Io è una vita che mi sento fuori dal mondo. Rilassati, non sei Dio, non hai la responsabilità di tutto il mondo. Abbandona quel contesto che non ti appartiene e vai verso le cose che ti appartengono, per quanto magari e poche e ancora da scoprire.

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